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28 Set 2015

Indagine sulla qualita' igienica di stoviglie in plastica monouso

Estratto dalla relazione dell'Università degli Studi di Milano:
"Indagine sulla qualità igienica di stoviglie in plastica monouso" Negli ultimi anni il tema dell’igiene delle superfici viene affrontato in una nuova prospettiva di prevenzione del rischio, piuttosto che di esclusiva efficacia dei sistemi di sanitizzazione. Importanti risultati sono stati certamente ottenuti attraverso il controllo delle manipolazioni, l’uso di superfici antimicrobiche, l’analisi del rischio di formazione del “biofilm”.

Idealmente, la prevenzione della formazione del biofilm sulle superfici destinate al contatto con gli alimenti, sembra la strategia più semplice e più sicura per ridurre la contaminazione microbica e, quindi, quella che dovrebbe essere perseguita con maggiore determinazione. Il trattamento delle superfici potenzialmente soggette ad un insediamento microbico non è sempre efficace e risolutivo, anche perchè la formazione di biofilm ostacola l’efficacia dell’azione antimicrobica dei sistemi di lavaggio.

In questo quadro si inserisce la sperimentazione effettuata che ha dimostrato chiaramente come l’usura delle superfici sia correlabile, e di fatto correlata, al rischio igienico.

In particolare, l’analisi effettuata mediante microscopio a forza atomica e microscopio ottico ha permesso di evidenziare variazioni di morfologia superficiale collegate al grado di usura per entrambe le tipologie di stoviglie. Per le stoviglie di ceramica la topografia su larga scala risulta fondamentalmente invariata a seguito dei lavaggi, ma si osserva chiaramente la comparsa di una fitta rete di piccoli fori (su scala micrometrica o sub-micrometrica). Per le stoviglie di plastica si osserva la presenza di una serie di striature con profondità iniziali dell’ordine di 100 nm, che si accentua con il progredire dei lavaggi.

Un risultato altrettanto evidente è l’aumento di idrofobicità delle stoviglie di ceramica più usurate, una variazione che forse può essere messa in relazione con le variazioni morofologiche e che certamente influenza l’adesione dei microrgansimi.

Poiché le misure complementari di carica superficiale effettuate evidenziano che la chimica superficiale dei campioni resta fondamentalmente inalterata nel tempo, si deduce che le variazioni nella risposta microbica delle diverse superfici possano essere collegate alle variazioni di morfologia e di idrofobicità superficiale. L’osservazione sperimentale che le stoviglie di ceramica mostrano una variazione più significativa di risposta microbica a seguito dei lavaggi sembra suggerire un possibile ruolo giocato in tal senso dalla comparsa di una fitta rete di microfori nelle superfici, dall’aumento dell’angolo di contatto e dalla diminuzione della componente polare della energia di superficie che corrispondono all’aumento di idrofobicità.

In estrema sintesi, sembra lecito concludere che il riutilizzo ed i trattamenti di sanitizzazione possono creare le condizioni più favorevoli per la nuova adesione di microrganismi alle superfici, promuovendone l’adesione e progressivamente ostacolando l’efficacia del lavaggio.


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